Papaver somniferum L.




PAPAVERACEAE Juss.
Ranunculales Juss. ex Bercht. & J.Presl
Ranunculanae Takht. ex Reveal
Magnoliidae Novák ex Takht.

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Fonte / Source:
Portale della Flora d'Italia / Portal to the Flora of Italy
http://dryades.units.it/floritaly



Il papavero da oppio è una pianta annua a distribuzione originariamente mediterraneo-orientale-turanica, oggi presente, di solito come avventizia, in tutta la regione mediterranea; la specie è affine, e forse deriva, da P. setigerum, che ha una distribuzione mediterraneo-occidentale. In Italia viene spesso coltivata a scopo ornamentale o per la produzione dei semi commestibili (soprattutto sulle Alpi) e appare allo stato subspontaneo in quasi tutte le regioni. La coltivazione nell’Europa meridionale è comprovata sin dal Neolitico; vi sono testi in cuneiforme risalenti al 4000 a.C che citano la specie come pianta medicinale; nell’antica Grecia la capsula del papavero da oppio era il simbolo di Morfeo, il dio dei sogni, di Nyx, la dea della notte, e di Thanatos, il dio della morte; il termine stesso ‘oppio’ deriva dal greco ‘opos’ (succo). Nell'impero romano la pianta era ampiamente utilizzata come farmaco, ma a partire dal medioevo la coltura venne scoraggiata e riapparve solo grazie all’influenza della medicina Araba. La specie contiene diverse sostanze ad azione stupefacente, tra cui morfina (da cui si ricava l’eroina), tebaina, codeina, papaverina, e noscapine. I semi, a basso contenuto di alcaloidi, sono comunemente utilizzati nella cucina di culture diverse, da quella indiana (entrano nella preparazione del curry) a quella delle Alpi (ove vengono usati ad esempio per aromatizzare il pane); da essi si ricava anche un olio commestibile. La specie viene spesso coltivata anche a scopo ornamentale, in diverse cultivar che a volte (ma non sempre) contengono basse dosi di morfina (meno dell'1%), ma concentrazioni elevate di altri alcaloidi. In Italia è vietata l’estrazione degli alcaloidi, ma è permesso coltivare un piccolo numero di esemplari a scopo ornamentale. Australia, Turchia e India sono i maggiori produttori di papavero per scopi medicinali, mentre in Afghanistan la specie viene coltivata estesamente per la produzione illegale di droga. Il nome generico deriva dall'arabo 'papámbele' a sua volta derivato dal sanscrito 'papavira' o 'papavara' (succo nocivo); l'ipotesi di derivazione dal celtico 'papa' (pappa per bambini per conciliarne il sonno) sembra insostenibile; il nome specifico si riferisce ai ben noti effetti degli oppiacei. Forma biologica: terofita scaposa. Periodo di fioritura: maggio-agosto.



Nome italiano: Beltis (Sardegna, Sard. merid.), Cucuzzeddi di sonnu (Sicilia, i frutti), Maguoja (Friuli, Carnia), Pabaosu (Sardegna), Pabauli de Spagna (Sardegna), Pabauli di potecaria (Sardegna), Pabauli furisteri (Sardegna), Paboile (Sardegna, Nuoro), Papaburru (Sardegna), Papaer (Lombardia, Brescia), Papagno de la suonno (Campania, Ischia), Papagnone (Abruzzi, Larino), Papamberu (Abruzzi, Larino), Papambre (Abruzzi, Larino), Papambrele (Abruzzi, Larino), Papambrone (Abruzzi, Larino), Papapagnu (Basilicata, Potenza), Paparina (Calabria), Papauli (Sardegna), Papausciu (Sardegna), Papavar (Friuli), Papavau (Liguria, Genova), Papaveo (Liguria, Genova), Papaver (Lombardia, Brescia), Papaver (Friuli), Papaver bianch (Piemonte), Papaver da ort (Emilia-Romagna, Piacenza), Papavero da oppio (Italia), Papavero domestico (Toscana), Papavero indiano (Toscana), Papaveru furisteri (Sardegna), Papaveru medicinali (Sardegna), Papevar (Emilia-Romagna, Romagna), Papola (antichi), Pappardo (antichi), Pappardolo (antichi), Pappardolo (Toscana), Pappavero (Toscana), Papurru (Sardegna), Popolana (Lombardia, Como), Poupoulon (Lombardia, Pavia), Pupazu (Sardegna, Nuoro), Pupla (Veneto, Ferrara), Pupuzu (Sardegna, Nuoro), Rosoni (Toscana), Sdormia (Lombardia, Brescia), Tanda (Sardegna, Nuoro), Tanda bera (Sardegna, Nuoro)





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Comune di Firenze, Giardino del Museo Archeologico Nazionale, FI, Toscana, Italia, 06/05/2017
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