Page 38 - Belluno

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tronco è eretto e sinuoso, a volte contorto, ramificato fin dalla base. La
scorza è grigiastra e liscia nei giovani esemplari, grigio-brunastra con
sfumature nerastre e rugosa negli esemplari più vecchi. Le foglie sono
persistenti, alterne, semplici, di consistenza coriacea, con lamina da
obovato-ellittica a lanceolata ad apice acuto e margine intero o
leggermente dentato, verde scura e lucida di sopra, più chiara ed opaca
di sotto. I fiori, bianchi e molto profumati, sono riuniti in lunghi racemi
eretti posti all’ascella delle foglie. Il frutto è una drupa sferica di colore
rosso-brunastro o nerastro a maturità.
Etimologia:
il nome generico era
già in uso presso i Romani. Il nome specifico allude alle foglie che
richiamano quelle dell’alloro e ai frutti che richiamano le ciliegie.
Parchi:
Arcobaleno, Basilisco, Bologna.
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Foglie decidue, non coriacee
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Base delle foglie fortemente asimmetrica
Ulmus minor Mill. subsp. minor
Origine:
l'olmo comune è un albero sudeuropeo presente con 2
sottospecie in tutta Italia dal livello del mare alla fascia montana
inferiore. Cresce in boschi e siepi su suoli argillosi, ricchi in basi ed in
composti azotati, da freschi a periodicamente sommersi.
Usi e
curiosità:
tende ad ibridarsi facilmente con l’olmo montano. Il legno,
bruno-marrone, è molto robusto, duro e resistente a trazione e
compressione; viene utilizzato per articoli sportivi, sedie, pavimenti
ecc. E’ anche molto resistente alla prolungata immersione in acqua. In
passato la scorza, ricca di tannini e sostanze coloranti, veniva usata per
tingere di giallo le lane e le conce speciali. Può vivere circa 500 anni.
Negli ultimi decenni gli olmi nostrani (campestre e montano) sono stati
colpiti da una grave malattia, la grafiosi, causata dal fungo ascomicete
Ceratocystis ulmi; il micelio di questo fungo, veicolato da coleotteri
Scolitidi che scavano gallerie tra il legno e la scorza, provoca la
chiusura dei vasi conduttori e quindi l'essiccazione della pianta.
Descrizione:
albero alto sino a 30-40 m con scorza adulta fessurata o
scagliosa e rami sovente con creste sugherose. Ha foglie con
dimensioni e forma molto variabili; sono comunque caduche, semplici,
alterne, ovato-ellittiche, asimmetriche alla base, glabre sulla pagina
superiore di colore verde scuro e con peli brunicci su quella inferiore
più chiara; hanno margine seghettato ed apice acuto. I fiori sono poco
appariscenti e raccolti in ombrelle ascellari a gruppi di 15-30. I frutti
sono delle samare bruno-grigiastre con ali glabre al margine e con il
seme spostato verso l’apice.
Etimologia:
il nome generico era già in
uso presso i Romani, quello specifico allude alla minore dimensione
delle foglie rispetto a quelle dell'olmo montano.
Parchi:
Basilisco.
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Base delle foglie simmetrica
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Fiori senza petali. Frutto secco
Carpinus betulus L.
Origine:
il carpino bianco è un albero europeo-continentale presente
allo stato spontaneo in tutta l'Italia continentale salvo che in Valle
d'Aosta sino alla fascia montana inferiore, con optimum nella fascia
submediterranea. Cresce in boschi maturi di latifoglie decidue, su suoli
argillosi profondi, molto freschi ed umiferi.
Usi e curiosità:
il legname
è di difficile lavorazione perché a fibre contorte, duro e tenace; viene
impiegato nella fabbricazione di arnesi sottoposti a sforzo (manici,
ruote dentate, denti di rastrello, ecc.). Il carbone, un tempo, era
impiegato in modo speciale per preparare la 'polvere da schioppo'.
Dalla scorza si ricavavano principi tintori usati per colorare in giallo ed
in bruno le sete, le lane ed il cotone. Le foglie, sia fresche che secche,
forniscono un buon foraggio per ovini e suini. Viene spesso utilizzato a
scopo ornamentale, soprattutto perché si presta alla formazione di dense
siepi, come a Belluno.
Descrizione:
albero caducifoglio alto fino a 20