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racchiusa in un lungo involucro tubolare.
Etimologia:
il nome generico
deriva dal greco ‘koris’, ‘elmo’, che allude all’involucro erbaceo che
ricopre la nocciola. Il nome specifico indica le maggiori dimensioni
rispetto al nocciolo comune (Corylus avellana).
Parchi:
Basilisco,
Bologna.
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Foglie rosse
Corylus maxima Mill. var. purpurea (Loudon) Rehder
Origine:
nocciolo originario dell’Europa orientale, Asia occidentale,
dai Balcani alla Turchia.
Usi e curiosità:
la varietà purpurea è molto
apprezzata dal punto di vista ornamentale in parchi e giardini per il
fogliame arrossato.
Descrizione:
arbusto o alberello deciduo alto sino a
6 m, con tronco largo sino a 20 cm. Le foglie, in questo cultivar
tipicamente arrossate, sono arrotondate, lunghe 5-12 cm e larghe 4-10
cm, con margine grossolanamente e doppiamente seghettato. I fiori
maschili, prodotti a fine inverno, sono disposti in amenti penduli di
colore giallo pallido, lunghi 5-10 cm, quelli femminili sono di colore
rosso vivo, lunghi 1-3 mm. Il frutto è una noce prodotta in gruppi di 1-
5, lunga 1,5-2,5 cm, completamente racchiusa in un lungo involucro
tubolare.
Etimologia:
il nome generico deriva dal greco ‘koris’, ‘elmo’,
che allude all’involucro erbaceo che ricopre la nocciola. Il nome
specifico indica le maggiori dimensioni rispetto al nocciolo comune
(Corylus avellana).
Parchi:
Basilisco.
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Foglie lucide di sopra. Fiori bianchi. Frutto carnoso
Pyrus communis L.
Origine:
il pero comune deriva forse da incroci fra il pero selvatico
europeo ed un pero dell'Asia Occidentale (P. communis subsp.
caucasica). Ampiamente coltivato in tutta Italia sino alla fascia
montana, è sporadicamente rinselvatichito nelle siepi che delimitano
antiche proprietà. Le forme selvatiche - che secondo alcuni autori non
meritano nemmeno il rango infraspecifico - crescono su suoli argillosi
freschi, sciolti, ricchi in basi.
Usi e curiosità:
pianta abbastanza rustica
che si adatta bene a tutti i tipi di terreno. Predilige posizioni soleggiate.
La potatura viene effettuata solo per migliorare la produttività, mentre
non influisce sull’estetica. Il legno, pesante, duro e compatto, viene
usato nella costruzione di oggetti di precisione come righelli o squadre.
La coltivazione a scopo alimentare risale a tempi antichissimi. Fu citato
da Omero, mentre nelle Bucoliche, Virgilio sprona Melibeo a innestare
i peri, dimostrando l’uso consolidato di questa pratica. Può vivere circa
200 anni.
Descrizione:
piccolo albero che eccezionalmente raggiunge i
15 m; la chioma è conica e più o meno espansa, il tronco è eretto con
rami non spinescenti, a differenza delle forme selvatiche, la scorza è
grigio-brunastra e si fessura in scaglie quadrate. Le foglie, alterne, dal
picciolo lungo fino a 7 cm, sono lunghe 3-7 cm, da ovate a ellittiche,
lucide e verdi scure di sopra, più chiare di sotto, con margine
leggermente seghettato. I fiori, bianco candidi con antere rosso-
porpora, sono disposti in corimbi di 7-10. Il frutto è un pomo di forma
allungata con dimensioni variabili da 5-6 fino a 16-18 cm. La polpa
contiene piccoli granelli duri costituiti da cellule chiamate sclereidi,
molto più abbondanti nelle specie selvatiche.
Etimologia:
il nome
generico deriva dal greco ‘pyr, pyròs’, ‘fuoco, del fuoco’ per la forma
conica dei frutti.
Parchi:
Basilisco.
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Foglie opache sopra. Fiori verdi. Frutto secco
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Pagina inferiore delle foglie con ciuffi di peli biancastri alle ascelle delle nervature
principali (nei pressi del picciolo). Frutti con 5 creste longitudinali
Tilia platyphyllos Scop. s.l.