Le piante
In città le piante sono molto importanti perché garantiscono molti “servizi gratuiti” alla nostra vita quotidiana. Regolano il clima urbano riducendo il calore, migliorano la qualità dell’aria e dell’acqua piovana, attenuano i rumori e prevengono l’erosione del suolo. Infine, hanno un grande valore per il benessere delle persone: migliorano l’estetica degli spazi, stimolano il contatto con la natura, favoriscono la socialità e contribuiscono alla salute mentale e fisica.
Quello che vi proponiamo con questa “Caccia al tesoro” è una sorta di safari fotografico alla ricerca di alcune piante, sia utili che potenzialmente problematiche, nell’area di Gorizia e Nova Gorica.
Con questa attività aiuterete le autorità a monitorare il verde urbano, e parteciperete a un concorso che premierà chi invierà più osservazioni corrette.
A seguire, per ogni pianta del concorso sono riportati: nome scientifico, nomi italiani più comuni, una breve nota, e una immagine. Cliccando sull'immagine potrete acedere a una ricca galleria fotografica a cura del progetto Dryades dell'Università degli Studi di Trieste.
Specie che potrebbero avvantaggiarsi - In questo gruppo troviamo sia specie native termofile, già adattate alle condizioni submediterranee del Carso, sia specie aliene pioniere capaci di colonizzare rapidamente ambienti caldi e disturbati.
Nota bene: “Avvantaggiarsi” non significa che queste specie aumenteranno necessariamente ovunque, ma che alcune loro caratteristiche potrebbero renderle competitive in condizioni climatiche più calde o in ambienti urbani sempre più estremi.
Ailanthus altissima (Mill.) Swingle (Albero del paradiso, ailanto)
L'ailanto fu introdotto dalla Cina nel 1760 per avviare l'allevamento di un nuovo baco da seta; l'ailanto si diffuse a tal punto da occupare oggi uno dei primi posti nella classifica mondiale delle specie invasive: è un pericoloso demolitore di opere murarie e monumenti, che poco per volta sgretola per azione dell'apparato radicale. Semi e scorza sono tossici.
Raggiunge altezze notevoli, fino a 30 metri, e presenta una corteccia grigiastra e foglie composte da numerose foglioline lanceolate, che emanano un odore sgradevole se stropicciate. I fiori, bianco-giallastri, sono riuniti in infiorescenze e la pianta è dioica, con fiori maschili e femminili su alberi separati. I frutti sono samare alate, che favoriscono la dispersione tramite il vento.
NB: Si tratta di una specie aliena invasiva particolarmente tollerante a caldo, siccità e forte disturbo urbano.
L'ailanto fu introdotto dalla Cina nel 1760 per avviare l'allevamento di un nuovo baco da seta; l'ailanto si diffuse a tal punto da occupare oggi uno dei primi posti nella classifica mondiale delle specie invasive: è un pericoloso demolitore di opere murarie e monumenti, che poco per volta sgretola per azione dell'apparato radicale. Semi e scorza sono tossici.
Raggiunge altezze notevoli, fino a 30 metri, e presenta una corteccia grigiastra e foglie composte da numerose foglioline lanceolate, che emanano un odore sgradevole se stropicciate. I fiori, bianco-giallastri, sono riuniti in infiorescenze e la pianta è dioica, con fiori maschili e femminili su alberi separati. I frutti sono samare alate, che favoriscono la dispersione tramite il vento.
NB: Si tratta di una specie aliena invasiva particolarmente tollerante a caldo, siccità e forte disturbo urbano.
Senecio inaequidens DC. (Senecione sudafricano)
Il senecione sudafricano è una specie originaria del Sudafrica, segnalata per la prima volta in Italia nel 1947. In Friuli Venezia Giulia si estende dalle coste ai fondivalle del settore alpino; in Carso la specie è comunissima.
Cresce in vegetazioni ruderali lacunose, ai margini delle strade, presso gli abitati, nelle discariche, nelle cave, in aree industriali, ma ormai anche in luoghi rupestri assolati, su suoli primitivi ricchi in scheletro e poveri in humus, dal livello del mare alla fascia montana, raramente più in alto.
Specie tossica per gli animali a sangue caldo, incluso l’uomo.
NB: Specie aliena invasiva, ormai molto diffusa negli ambienti aperti e disturbati, capace di crescere anche in siti assolati con pochissimo suolo.
Il senecione sudafricano è una specie originaria del Sudafrica, segnalata per la prima volta in Italia nel 1947. In Friuli Venezia Giulia si estende dalle coste ai fondivalle del settore alpino; in Carso la specie è comunissima.
Cresce in vegetazioni ruderali lacunose, ai margini delle strade, presso gli abitati, nelle discariche, nelle cave, in aree industriali, ma ormai anche in luoghi rupestri assolati, su suoli primitivi ricchi in scheletro e poveri in humus, dal livello del mare alla fascia montana, raramente più in alto.
Specie tossica per gli animali a sangue caldo, incluso l’uomo.
NB: Specie aliena invasiva, ormai molto diffusa negli ambienti aperti e disturbati, capace di crescere anche in siti assolati con pochissimo suolo.
Ambrosia artemisiifolia L. (Ambrosia)
Pianta annua di origine nordamericana. La distribuzione regionale si estende dal Carso e dalle coste friulane sino ai fondivalle del settore alpino meridionale; in Carso è frequentissima.
Si instaura su terreni smossi nei cantieri e lungo le strade; colonizza anche i greti dei torrenti, le aree urbane abbandonate, le rive dei corsi d'acqua, le zone industriali dimesse.
Possiede il più allergenico di tutti i pollini, causa principale di oculorinite ed asma bronchiale nei soggetti suscettibili. Sembra che una sola pianta possa produrre più di un miliardo di granuli pollinici e che durante la fioritura la concentrazione nell’aria possa raggiungere i due milioni di granuli pollinici per metro cubo.
NB: Specie aliena pioniera che colonizza efficacemente cantieri, bordi stradali, ghiaie e terreni smossi.
Pianta annua di origine nordamericana. La distribuzione regionale si estende dal Carso e dalle coste friulane sino ai fondivalle del settore alpino meridionale; in Carso è frequentissima.
Si instaura su terreni smossi nei cantieri e lungo le strade; colonizza anche i greti dei torrenti, le aree urbane abbandonate, le rive dei corsi d'acqua, le zone industriali dimesse.
Possiede il più allergenico di tutti i pollini, causa principale di oculorinite ed asma bronchiale nei soggetti suscettibili. Sembra che una sola pianta possa produrre più di un miliardo di granuli pollinici e che durante la fioritura la concentrazione nell’aria possa raggiungere i due milioni di granuli pollinici per metro cubo.
NB: Specie aliena pioniera che colonizza efficacemente cantieri, bordi stradali, ghiaie e terreni smossi.
Specie che tollerano - Sono piante già adattate a terreni asciutti, ben drenati, sassosi o molto esposti al sole. Rappresentano differenti strategie per affrontare caldo e scarsità d'acqua.
Celtis australis L. subsp. australis (Bagolaro)
Il bagolaro è un albero deciduo dell’ Europa centro-meridionale diffuso anche in Asia occidentale e Africa settentrionale, oggi coltivato un po' ovunque, ma presente anche allo stato subspontaneo.
In Friuli Venezia Giulia si concentra nella parte meridionale del territorio. Si presta bene all'utilizzo per il rimboschimento di pendii aridi; il fogliame è un ottimo foraggio e la pianta è mellifera.
È ampiamente utilizzata nei parchi cittadini e nelle alberature stradali per la rusticità, la resistenza all'inquinamento e la longevità, anche se il forte e superficiale apparato radicale tende a rompere i marciapiedi e il manto stradale.
I frutti maturi sono commestibili.
NB: Molto tollerante alla siccità e alle difficili condizioni dell'ambiente urbano.
Il bagolaro è un albero deciduo dell’ Europa centro-meridionale diffuso anche in Asia occidentale e Africa settentrionale, oggi coltivato un po' ovunque, ma presente anche allo stato subspontaneo.
In Friuli Venezia Giulia si concentra nella parte meridionale del territorio. Si presta bene all'utilizzo per il rimboschimento di pendii aridi; il fogliame è un ottimo foraggio e la pianta è mellifera.
È ampiamente utilizzata nei parchi cittadini e nelle alberature stradali per la rusticità, la resistenza all'inquinamento e la longevità, anche se il forte e superficiale apparato radicale tende a rompere i marciapiedi e il manto stradale.
I frutti maturi sono commestibili.
NB: Molto tollerante alla siccità e alle difficili condizioni dell'ambiente urbano.
Ostrya carpinifolia Scop. (Carpino nero)
Il carpino nero è un albero deciduo presente in tutte le regioni d'Italia salvo che in Valle d’Aosta. La distribuzione regionale si estende dalle coste al settore alpino; in Carso la specie è abbondantissima ovunque.
Cresce in boschi e boscaglie, su suoli ben drenati, da molto primitivi a piuttosto evoluti, con optimum nella fascia submediterranea.
Nel passato il legname, pur essendo poco durevole, era apprezzato per l'elasticità e usato per la costruzione di attrezzi o pezzi di macchinari soggetti a sforzo. Un uso particolare era la produzione di bottoni. Con la corteccia si tingevano i tessuti stabilmente in varie tonalità di arancione, rosso e rosa.
NB: Albero tipico dei boschi termofili del Carso e capace di vivere anche su versanti caldi e relativamente asciutti.
Il carpino nero è un albero deciduo presente in tutte le regioni d'Italia salvo che in Valle d’Aosta. La distribuzione regionale si estende dalle coste al settore alpino; in Carso la specie è abbondantissima ovunque.
Cresce in boschi e boscaglie, su suoli ben drenati, da molto primitivi a piuttosto evoluti, con optimum nella fascia submediterranea.
Nel passato il legname, pur essendo poco durevole, era apprezzato per l'elasticità e usato per la costruzione di attrezzi o pezzi di macchinari soggetti a sforzo. Un uso particolare era la produzione di bottoni. Con la corteccia si tingevano i tessuti stabilmente in varie tonalità di arancione, rosso e rosa.
NB: Albero tipico dei boschi termofili del Carso e capace di vivere anche su versanti caldi e relativamente asciutti.
Sedum album L. subsp. album (Borracina bianca)
La borracina bianca è presente in tutte le regioni d’Italia. In Friuli Venezia Giulia si estende su quasi tutto il territorio; si concentra nella parte meridionale del Carso, rarefacendosi verso l'Isontino. Cresce in ambienti rupestri, su muri, ghiaioni e pietraie, aridi d'estate, dal livello del mare alla fascia montana.
La pianta è leggermente tossica, ma veniva usata per curare ferite, scottature e calli.
NB: Piccola succulenta capace di conservare acqua nelle foglie e vivere su muri e substrati con pochissimo terreno. Può essere interessante da coltivare inn giardini e terrazzi.
La borracina bianca è presente in tutte le regioni d’Italia. In Friuli Venezia Giulia si estende su quasi tutto il territorio; si concentra nella parte meridionale del Carso, rarefacendosi verso l'Isontino. Cresce in ambienti rupestri, su muri, ghiaioni e pietraie, aridi d'estate, dal livello del mare alla fascia montana.
La pianta è leggermente tossica, ma veniva usata per curare ferite, scottature e calli.
NB: Piccola succulenta capace di conservare acqua nelle foglie e vivere su muri e substrati con pochissimo terreno. Può essere interessante da coltivare inn giardini e terrazzi.
Thymus ssp. (Timo)
Sul Carso Triestino e Goriziano vi sono cinque specie di timo, con fiori che vanno dal bianco al violetto. Crescono generalemente su suoli poveri, spesso sassosi e assolati, aridi d'estate.
Tutte le specie di timo sono largamente usate come spezia e hanno diverse proprietà terapeutiche.
NB: I timi del Carso sono caratteristici di prati aridi e sassosi e di suoli poco profondi che diventano molto secchi in estate. Per la caccia è preferibile fermarsi al genere Thymus, perché nell'area sono presenti diverse entità simili e la determinazione della specie può essere difficile. Posssono essere interessanti da coltivare in giardini e terrazzi.
Nella foto: Thymus longicaulis C.Presl subsp. longicaulis
Sul Carso Triestino e Goriziano vi sono cinque specie di timo, con fiori che vanno dal bianco al violetto. Crescono generalemente su suoli poveri, spesso sassosi e assolati, aridi d'estate.
Tutte le specie di timo sono largamente usate come spezia e hanno diverse proprietà terapeutiche.
NB: I timi del Carso sono caratteristici di prati aridi e sassosi e di suoli poco profondi che diventano molto secchi in estate. Per la caccia è preferibile fermarsi al genere Thymus, perché nell'area sono presenti diverse entità simili e la determinazione della specie può essere difficile. Posssono essere interessanti da coltivare in giardini e terrazzi.
Nella foto: Thymus longicaulis C.Presl subsp. longicaulis
Specie che soffrono - Sono specie che prediligono condizioni relativamente fresche o una buona disponibilità d'acqua e che possono mostrare più facilmente stress durante periodi molto caldi e siccitosi.
Betula pendula Roth (Betulla)
La betulla è un albero deciduo presente allo stato spontaneo in molte regioni d'Italia, ma più frequente sulle Alpi. La distribuzione regionale si estende dall'alta pianura friulana al settore alpino; in Carso appare con esemplari isolati in pochissime stazioni.
È una pianta pioniera, che colonizza pascoli abbandonati, e ha l’optimum nella fascia montana.
Il legno, elastico e tenero, è usato nella fabbricazione di spazzole, zoccoli e lavori al tornio. Dalla corteccia si ricava un olio usato in profumeria e nella concia delle pelli.
La specie è anche piantata per ornamento e a scopo forestale.
NB: Specie legata a condizioni relativamente fresche e sensibile alla siccità prolungata.
La betulla è un albero deciduo presente allo stato spontaneo in molte regioni d'Italia, ma più frequente sulle Alpi. La distribuzione regionale si estende dall'alta pianura friulana al settore alpino; in Carso appare con esemplari isolati in pochissime stazioni.
È una pianta pioniera, che colonizza pascoli abbandonati, e ha l’optimum nella fascia montana.
Il legno, elastico e tenero, è usato nella fabbricazione di spazzole, zoccoli e lavori al tornio. Dalla corteccia si ricava un olio usato in profumeria e nella concia delle pelli.
La specie è anche piantata per ornamento e a scopo forestale.
NB: Specie legata a condizioni relativamente fresche e sensibile alla siccità prolungata.
Aesculus hippocastanum L. (Ippocastano)
L'ippocastano è un albero ornamentale che può raggiungere i 30 m. Fu introdotto nel 1576 nei giardini imperiali di Vienna e da qui, a distanza di tempo (sec. XVIII-XIX), venne distribuito attraverso i semi in tutto il territorio dell'Impero Austro-Ungarico; per tale motivo risulta tradizionalmente impiegato soprattutto nell'Italia settentrionale.
È coltivato in viali, parchi e giardini, a volte comparendo allo stato subspontaneo nei boschi termofili della fascia collinare.
I semi, velenosi per effetto dei saponosidi che contengono, vengono talvolta consumati per errore perché scambiati per castagne o ritenuti commestibili come queste ultime.
NB: Può mostrare disseccamenti e perdita precoce delle foglie durante estati molto calde e asciutte. Attenzione però: sintomi simili possono essere provocati anche da parassiti e patogeni.
L'ippocastano è un albero ornamentale che può raggiungere i 30 m. Fu introdotto nel 1576 nei giardini imperiali di Vienna e da qui, a distanza di tempo (sec. XVIII-XIX), venne distribuito attraverso i semi in tutto il territorio dell'Impero Austro-Ungarico; per tale motivo risulta tradizionalmente impiegato soprattutto nell'Italia settentrionale.
È coltivato in viali, parchi e giardini, a volte comparendo allo stato subspontaneo nei boschi termofili della fascia collinare.
I semi, velenosi per effetto dei saponosidi che contengono, vengono talvolta consumati per errore perché scambiati per castagne o ritenuti commestibili come queste ultime.
NB: Può mostrare disseccamenti e perdita precoce delle foglie durante estati molto calde e asciutte. Attenzione però: sintomi simili possono essere provocati anche da parassiti e patogeni.
Phytolacca americana L. (Fitolacca)
La fitolacca americana è una specie aliena invasiva originaria del Nord America, oggi infestante in tutte le regioni d’Italia. La distribuzione regionale si estende dal Carso triestino a tutta la pianura friulana.
Cresce su terreni incolti, nei campi, nei giardini, ai margini delle strade, lungo le rive dei corsi d'acqua, sulle massicciate ferroviarie e in altri ambienti ruderali, su suoli freschi e ricchi di humus, al di sotto della fascia montana inferiore.
NB: È una specie aliena invasiva, ma predilige ambienti relativamente freschi e suoli ricchi di humus. È quindi molto interessante per mostrare che una specie invasiva non è necessariamente resistente alla siccità.
La fitolacca americana è una specie aliena invasiva originaria del Nord America, oggi infestante in tutte le regioni d’Italia. La distribuzione regionale si estende dal Carso triestino a tutta la pianura friulana.
Cresce su terreni incolti, nei campi, nei giardini, ai margini delle strade, lungo le rive dei corsi d'acqua, sulle massicciate ferroviarie e in altri ambienti ruderali, su suoli freschi e ricchi di humus, al di sotto della fascia montana inferiore.
NB: È una specie aliena invasiva, ma predilige ambienti relativamente freschi e suoli ricchi di humus. È quindi molto interessante per mostrare che una specie invasiva non è necessariamente resistente alla siccità.
