Breve storia delle rose


Le rose selvatiche

Il genere Rosa è diffuso nelle regioni temperate dell’emisfero boreale, con la più alta diversità di specie in Cina occidentale. Reperti fossili risalgono ad almeno 35 milioni di anni fa, ma le rose hanno probabilmente avuto origine in Asia Centrale dai 60 al 70 milioni di anni fa, durante l’Eocene, e si sono irradiate in tutto l’emisfero settentrionale.Quante sono le specie di rose selvatiche? Rispondere non è facile: la sistematica delle rose è difficile, poichè le specie si ibridano facilmente creando una miriade di forme intermedie, con frequenti casi di apomissia che perpetua gli ibridi aggiungendo ulteriore confusione. In passato alcuni autori tendevano a descrivere come specie distinta qualsiasi forma, il che portò ad una vera e propria inflazione di rose selvatiche (parecchie migliaia di specie). Ad esempio, il Pospichal (1898) descrisse come nuove per la scienza ben 57 specie per il territorio triestino. Oggi la maggior parte degli autori preferisce adottare un concetto molto più ampio di specie, ed il numero totale di specie di rose selvatiche è stimato tra 150 e 200. Pignatti (1982) riconosceva solo 24 specie per la flora italiana, mentre la recente checklist di Conti et al. (2004) porta il numero totale a 42. Nonostante ciò, l’identificazione delle rose selvatiche è tutt’altro che facile. Nella Flora ‘Italia, Pignatti (1982) proponeva diverse chiavi scritte da autori diversi, ma raccomandava: ‘sconsigliamo però di paragonare tra loro queste diverse classificazioni: se ne scelga una e ci si attenga coerentemente a questa, altrimenti, per l’incrociarsi delle opinioni divergenti, si può giungere alla confusione più completa’.
Le rose sono piante arbustive, a volte rampicanti, con fusti spinosi e foglie alterne, imparipennate, divise in 3-15 foglioline a margine dentato. La maggior parte delle rose selvatiche ha foglie decidue, ma non mancano le rose sempreverdi, come la nostra Rosa sempervirens, comune lungo la costiera triestina. I fiori, solitari oppure disposti in racemi o corimbi, hanno 5 sepali e petali (ad eccezione di R. sericea che spesso ha solo 4 petali), moltissimi stami e pistilli. Gli ovari si sviluppano all’interno di un ricettacolo profondamente incavato che a maturità diviene carnoso e di colore rosso (in alcune specie nerastro). I veri frutti delle rose sono i numerosi acheni, simili a piccoli semi duri contenuti nel falso frutto, che spesso è molto ricco di vitamina C. Nelle specie selvatiche i fiori sono solitamente bianchi o rosa, ma esistono anche specie a fiore giallo o rosso, che hanno avuto una grande importanza nella creazione delle rose ornamentali.Il colore dei petali è dato dalla presenza di antocianine, flavonoidi idrosolubili che si accumulano nei vacuoli. Tre tipi principali di antociani contribuiscono al colore delle rose: 1) delphinidine (blu o viola); 2) cianidine (rosso o magenta), 3) pelargonidine (da arancione a rosso mattone). I caroteni sono invece responsabili del colore giallo, molto raro nelle rose selvatiche.
Le rose sono famose per il loro profumo. Più di 400 composti volatili sono stati identificati nel profumo delle cultivar di rose diverse. La rosa di Damasco (R. damascena) è sin dall’antichità la più importante per la produzione di acqua di rose, essenza di rose e di altri oli essenziali nel settore dei profumi, ed oggi viene coltivata soprattutto in Bulgaria.
Le rose ornamentali derivano dalle rose selvatiche, e quelle che hanno avuto il maggiore impatto sulla storia delle rose ornamentali originano da due aree geografiche ben distinte: il Mediterraneo e l’ Asia orientale, soprattutto la Cina. Quasi tutte le rose europee hanno solo una stagione di fioritura all’anno, mentre quelle orientali sono in grado di ripetere la fioritura più o meno continuamente durante la stagione vegetativa. Tra le rose mediterranee vi sono Rosa gallica, presente allo stato selvatico in Europa meridionale, la fragrante Rosa damascena o Rosa di Damasco, con la varietà nord africana oggi nota come ‘Autumn Damask’, che rendeva entusiasti gli antichi Romani perché fioriva due volte l’anno - un tratto prima a loro sconosciuto, e Rosa alba, la ‘Rosa bianca di York’, famosa come emblema della Casa di York durante la ‘Guerra delle Rose’ nell’ Inghilterra del XV secolo.
Le rose del gruppo ‘Gallica’ o ‘Rose di Provins’ sono selezioni derivanti da Rosa gallica, in genere piante robuste con fiore aperto mostrante gli stami ed in posizione eretta, con colori varianti dal rosa al malva e con numero di petali variabilissimo da semplice a doppio, fortemente profumati. Il fogliame è grande, coriaceo, verde scuro. Sono resistentissime al freddo che di fatto è loro indispensabile per fiorire bene. Producono una fioritura unica. La Rosa gallica officinalis fu coltivata nel Medioevo dai Benedettini per le presunte proprietà medicinali, e divenne famosa nella storia inglese come la ‘Rosa Rossa di Lancaster’ durante la ‘Guerra delle Rose’ nell’Inghilterra del XV secolo.
L’origine delle rose del gruppo ‘Alba’ è molto dibattuta, probabilmente si tratta di ibridi tra R. canina e R. damascena, o tra R. corymbifera e R. gallica, oppure derivanti da Rosa arvensis, una specie selvatica a fiori bianchi. Queste rose sono tipicamente grandi arbusti con fiori profumati bianchi o rosa chiaro, di solito disposti in piccoli racemi, ed ebbero particolare rilevanza nel Medioevo. Crescono robuste ed erette e gli steli, che sono lunghi, portano fiori e foglie soltanto verso la sommità. Sono piante longeve che prosperano volentieri in climi freddi e tollerano la mezz’ombra. Il fogliame è grigio-verde e come in tutte le rose occidentali la fioritura, che è tardiva, non si ripete. Le rose ‘Damasco’ dovrebbero derivare da un ibrido tra R. gallica e R. phoenicia formatosi in Asia Minore e poi distribuito in tutta la Siria e il Medio Oriente. Il Crociato Robert de Brie, secondo la tradizione, le introdusse in Europa da Damasco tra il 1254 e il 1276, anche se antichi affreschi romani suggeriscono che almeno una rosa damascena esisteva in Europa centinaia di anni prima. In ogni caso, intorno alla vera origine di questa rosa c’è una nebbia scoraggiante e apparentemente impenetrabile. La cultivar ‘Trigintipetala’ utilizzata per la produzione di olio di rose in Bulgaria ed importata presumibilmente dalla Turchia, è forse la più vicina all’originale ‘Damasco’, che dovrebbe includere piante erette, con foglie grigio-verdi un po ‘rugose ed irsute e grandi fiori profumati, di colore variabile dal bianco al rosa intenso.

Le rose nell’antichità

L’impiego delle rose a scopo ornamentale è antichissimo. Si sviluppò in due mondi molto diversi e a quel tempo quasi completamente separati: la Cina ed il mondo occidentale. Come vedremo, fu solo alla fine del ‘700 che le rose coltivate cinesi incontrarono quelle occidentali, dando origine alle rose ornamentali moderne. In Cina, circa nel 500 a.C., Confucio menzionava le rose che crescevano nei giardini imperiali, affermando che la biblioteca dell’imperatore cinese conteneva centinaia di libri ad esse dedicati. Nel mondo occidentale le rose furono coltivate sin dai tempi delle civiltà mesopotamica, egiziana e micenea. Nel 1888, l’archeologo inglese Sir Flinders Petrie (1853-1952), durante gli scavi di tombe nell’Alto Egitto, scoprì resti di ghirlande di rose usate come corone funebri del II secolo d.C., ma dipinti di rose sono stati trovati sulle ben più antiche pareti della tomba di Thutmose IV, che morì nel XIV secolo a.C. I Fenici, i Greci e poi i Romani conoscevano e coltivavano le rose, diffondendone l’uso ornamentale in tutto il Medio Oriente prima e nel Mediterraneo poi. Al greco Teofrasto (ca. 300 a.C.) dobbiamo la prima catalogazione delle rose conosciute in Occidente, che già all’epoca avevano da 5 a cento petali. Nello stesso periodo Alessandro il Grande (356-323 a.C) è accreditato per l’introduzione delle rose coltivate in Europa. Nell’antica Roma l’uso delle rose per decorare i giardini era diffusissimo, a tal punto che Orazio lamentava il fatto che il governo romano consentisse di utilizzare il suolo agricolo per la loro coltivazione.

Rose medievali e rinascimentali

Dopo la caduta dell’Impero Romano la coltivazione delle rose declinò, limitandosi ai giardini di corte e della nobiltà, ed a quelli circostanti i conventi. Carlo Magno (742-814 d.C.) coltivava rose sui terreni del palazzo di Aix-Ia-Chapelle, ma erano in primo luogo i monaci, soprattutto i Benedettini, che tenevano in vita le rose, crescendole anche per usi medicinali. Nel tardo Medioevo e all’inizio del Rinascimento le rose cominciarono a riapparire nei giardini privati. Nei secoli XII e XIII, i soldati di ritorno dalle crociate in Medio Oriente raccontavano storie di stravaganti giardini di rose. I viaggi aumentarono ovunque e commercianti, diplomatici e studiosi cominciarono a scambiarsi rose da varie parti del Mediterraneo. L’interesse per le rose si era riacceso. Grazie alla imponente flotta di navi mercantili ed alle peculiarità della loro geografia, i Paesi Bassi divennero (e continuano ad essere ancor oggi) un grande centro di attività orticola, compresa la creazione di nuovi ibridi di rose. Agli Olandesi si deve la crescita sistematica di rose da seme (in precedenza, le rose erano principalmente propagate per talea), che ha determinato un deciso aumento della variabilità genetica dovuta alla riproduzione sessuale. Nel 1597 John Gerard (1545-1611), un erborista inglese, catalogò 14 tipi di rose; nel 1629 John Parkinson (1567-1650), farmacista di Giacomo I d’Inghilterra, menzionava 24 rose, e nel 1799 l’artista inglese Mary Lawrance illustrava 90 tipi di rose. Tra queste vi era la Rosa centifolia, o rosa-cavolo, che aveva un numero altissimo di petali, talmente addensati da far somigliare il fiore ad un piccolo cavolo.Una rosa con 100 petali era già menzionata da Plinio il Vecchio (23/24-79 d.C.) nel primo secolo d.C., ma sembra che le rose del tipo ‘Centifolia’ siano state prodotte alla fine del XVII secolo da un coltivatore olandese, mentre altri credono che siano state importate dall’Asia nel 1596. Qualunque sia la loro storia, le ‘Centifolia’ sono probabilmente un ibrido complesso di molte rose antiche, comprese le ‘Gallica’, ‘Damascena’ ed ‘Alba’. I pittori olandesi del XVII e XVIII secolo le rappresentarono in innumerevoli nature morte.

Joséphine e la Malmaison

All’inizio dell’800 pochi fecero di più per diffondere la coltivazione delle rose di quanto fece l’imperatrice Joséphine de Beauharnais (1763-1814), moglie ripudiata di Napoleone I. Nei 16 anni tra il 1798, quando iniziò il giardino della Malmaison presso Parigi, e il 1814, quando morì un mese prima del cinquantunesimo compleanno, Joséphine raccolse più di 250 varietà di rose. Il roseto venne iniziato subito dopo l’acquisto, e fu ispirato dall’amore del giardiniere Andre Dupont per le rose. Joséphine aveva un interesse personale per i giardini e le rose in particolare, era appassionata di botanica, e voleva raccogliere alla Malmaison tutte le rose conosciute al mondo. Essa chiese a Pierre-Joseph Redouté (1759-1840) di dipingere i fiori dei suoi giardini: il risultato fu il libro ‘Les Roses’, pubblicato nel 1817-20 con 168 figure di rose, 75-80 delle quali erano cresciute alla Malmaison. La reputazione del giardino di Joséphine si diffuse in tutta Europa ed accese quel grande interesse nella crescita e ibridazione di rose che porterà alla nascita delle rose moderne. Spinti dal patrocinio imperiale, molti ibridatori, in particolare i francesi André Dupont e Jacques-Louis Descemet iniziarono a sviluppare diverse centinaia di nuove cultivar dei gruppi europei (‘Gallica’, ‘Damascena’, ‘Alba’, ‘Centifolia’...).Descemet in particolare teneva un accurato registro dei suoi incroci, e si può dire che sia stato il primo in Occidente che ha controllato moltissimi incroci su larga scala, anche se in precedenza altri, in particolare Daniel August Schwartzkopf in Assia (Germania) avevano fatto altrettanto. La Francia divenne un produttore ed esportatore di rose, tanto che nel 1815 circa 2.000 varietà erano disponibili presso i coltivatori francesi, cifra che salì a 5.000 in soli 10 anni.

L’arrivo delle Rose orientali

Una vera e propria rivoluzione nell’allevamento delle rose ornamentali avvenne in Europa nei secoli XVIII e XIX, quando l’aumento degli scambi commerciali con l’Oriente portò all’introduzione della Rosa chinensis, la ‘Rosa Cinese’ , chiamata anche ‘Bengala’ perché importata in Occidente da Calcutta, la capitale della regione del Bengala, che nel XVIII secolo ospitava un grande giardino botanico dove crescevano rose portate dalla Cina da mercanti della British East India Company. Nel 1789 un capitano di marina britannica portò alcuni esemplari in Inghilterra, e a partire dal 1793 più campioni vennero spediti da Calcutta in molte parti d’Europa da William Roxburgh (1751-1815), direttore della Compagnia. La prima varietà fu introdotta in Svezia nel 1752 e nel resto d’Europa a partire dal 1793.
Nel 1808-1809 seguì l’introduzione di Rosa x odorata, o Rosa Tea, così chiamata per il profumo delle foglie, vagamente simile a quello del Tè. Le rose ‘Tea’, cultivar orientali derivanti forse dall’ ibridazione di R. chinensis con R. gigantea, una specie sarmentosa con fiori giallo-pallidi, sono un gruppo estremamente interessante per i climi caldi, dove hanno la possibilità di esprimere al meglio i caratteri ereditati dalle varietà delle rose asiatiche: sono cespugli assolutamente eccezionali sia per il loro portamento che per la straordinaria fioritura. I colori, difficilissimi da definire, vanno dal tipico rosato al bianco ambrato o carneo con molti mutamenti a seconda delle stagioni. Quasi tutte le caratteristiche morfologiche di questo gruppo ricordano la loro parentela con le rose di origine orientale. Il fogliame è appuntito e leggero, generalmente verde chiaro. I rami sono sottili e delicati, provvisti di pochi aculei. Il profumo è tipico e la rifiorenza affidabile. Caratteristica di queste rose è la forma del bocciolo, che è appuntito e produce petali densamente spiralati e ripiegati ai bordi (e quindi essi stessi appuntiti): la forma oggi ‘classica’ di un bocciolo di rosa.
L’impatto di queste rose cresciute da secoli in oriente sui coltivatori europei fu fenomenale. La loro qualità più notevole - la continua ripetizione delle fioriture - era completamente sconosciuta in Europa. A differenza della fioritura ripetuta della cultivar ‘Autumn Damask’, che fiorisce brevemente due volte l’anno, le rose orientali producevano fiori per tutta la durata del periodo vegetativo. Oltre a ciò, le ‘Rose Cinesi’ avevano foglie semi-sempreverdi e petali con tendenza ad ‘abbronzarsi’, che cioè scuriscono nel tempo, a differenza di altre rose con petali il cui colore tende ad affievolirsi dopo l’apertura. Gli ibridatori europei cercarono subito di introdurre queste caratteristiche nelle linee di rose esistenti, e così le rose orientali gettarono le basi genetiche per quasi tutte le rose moderne, tra cui purtroppo anche la loro scarsa resistenza al freddo. A causa delle leggi della genetica, la prima progenie di incroci non era rifiorente; tuttavia, incrociando questi ibridi tra loro, e di nuovo con ibridi orientali, cominciarono ad apparire le prime rose rifiorenti.
Tra i primi ibridi vi furono le rose ‘Portland’, nate intorno al 1800, probabilmente derivate da un incrocio delle vecchie ‘Autumn Damask’ e Rosa gallica con la Rosa Cinese (recenti analisi del DNA dimostrano tuttavia che la prima rosa ‘Portland’ non ha geni di origine cinese). Dedicati a Margaret Cavendish Bentinck (1715-1785), duchessa di Portland, che scoperse durante un viaggio a Paestum circa nel 1775 una rosa poi conosciuta come ‘Rosa di Paestum’ da cui si sviluppò l’intera classe di rose ‘Portland’. Questi ibridi furono uno dei primi tentativi di creare una rosa rifiorente. Gli ibridi ‘Portland’, chiamati anche ‘Damasco Perpetui’ sono stati coltivati ampiamente fino all’introduzione degli ‘Ibridi Perpetui’ quasi quarant’anni più tardi.
I francesi, anche se il loro imperatore era caduto e Josephine era morta, continuarono i propri sforzi sia con il vecchio materiale sia con le nuove rose orientali. A causa di problemi politici, Descemet dovette fuggire dalla Francia, ma un ex-soldato dell’esercito di Napoleone acquistò ciò che rimaneva del suo vivaio, comprese le note di allevamento, dopo che il vivaio fu saccheggiato dalle truppe inglesi. Questi era Jean-Pierre Vibert (1777-1866), la cui intelligenza ed operosità nel periodo 1816-1850 ebbero una duratura influenza sull’industria francese della rosa. Gli incroci con il nuovo materiale orientale fecero sì che mai prima del 1820 ci fosse stata una tale varietà di rose - e forse mai da allora.
La rosa ‘Bourbon’ (Rosa x borboniana) fu portata in Francia nel 1817 dall’isola di Réunion (allora chiamata Île de Bourbon) nell’ Oceano Indiano. Probabilmente era un ibrido naturale di una Rosa cinese con la "Autumn Damask’, dal momento che entrambe queste rose erano ampiamente coltivate su tutta l’isola, ma la storia di questa rosa resta ancor oggi molto controversa. Le rose ‘Bourbon’ divennero rapidamente tra le più popolari del XIX secolo, perché combinavano il meglio delle rose europee e di quelle orientali. L’ibrido originale - oggi perduto - di color rosa brillante, fu una fonte primaria del colore rosso di molte rose moderne.
Un altro prodotto di incroci tra rose europee ed orientali fu la classe ‘Ibridi China’, piante ad alto fusto, poco attraenti e a fioritura irregolare che non divennero mai popolari di per sè, ma che sono importanti in quanto tra gli antenati delle Rose ‘Ibridi Pepetui’, ‘Polyanta’, ‘Floribunda’ e degli ‘Ibridi di Tea’. Un contributo americano alla storia delle rose ornamentali nel XIX secolo fu la classe delle Rose ‘Noisette’, un incrocio tra Rosa moschata e una Rosa Cinese creato nel 1812 da John Champneys, un coltivatore di riso della Carolina del Sud che però non aveva interesse a commercializzare la sua rosa e la passò al suo vicino Philippe Noisette. Questi a sua volta la inviò a suo fratello Louis, vivaista a Parigi, che a partire da essa sviluppò un nuovo ibrido e se lo auto-dedicò con il nome ‘Blush Noisette’, dimenticando impietosamente l’ibridatore originale. Le rose ‘Noisette’ sono a portamento sarmentoso e producono grandi ammassi di piccoli fiori dalla primavera all’autunno. Le prime rose di questa classe avevano fiori piuttosto piccoli ed erano resistenti ai climi freddi, ma in seguito ad ibridazioni con rose Tea si creò una sottoclasse di rose dette ‘Tea-Noisette’, con fiori molto più grandi e ridotta resistenza ai geli invernali.
La creazione di rose moderne era a buon punto nel 1837, quando la maggior parte delle rose cinesi erano state già introdotte in Europa. Quell’anno vide la creazione delle rose ‘Ibridi Perpetui’, un complesso ibrido francese i cui antenati includevano le rose ‘Bourbon’, ‘Damasco’ ‘China’, ‘Portland’, ‘Centifolia’ e ‘Noisette’. Queste rose erano molto resistenti al freddo, rifiorenti, con fiori grandi e profumati, nelle prime varietà con fiori rosa, ma poi, grazie all’incrocio con le rose ‘Bourbon’ anche di color rosso vivo. Questa classe di rose rimase popolare fino alla fine del XIX secolo, quando - a causa della rifiorenza irregolare e della gamma limitata di colori - fu eclissata dagli ‘Ibridi di Tea’. Purtroppo, la maggior parte di esse è andata perduta: delle oltre tremila varietà ibridate nel corso di questo periodo d’oro, dal tempo di Joséphine alla Malmaison alla metà dell’800, solo un centinaio di varietà può essere acquistato oggi ed altre sopravvivono in giardini privati. Verso la metà dell’800 una nuova rosa raggiunse l’Europa dall’oriente, questa volta dal Giappone: Rosa rugosa. Questa rosa non si ibrida bene, e quindi non ha contribuito molto alla storia delle rose. Per oltre mille anni, tuttavia, in Giappone fu apprezzata per il fogliame pieghettato e l’abbondante e decorativa produzione di frutti, un’otttima fonte di vitamina C.
Le rose della classe ‘Rubiginosa’, detta anche ‘Eglantine’, o ‘Sweetbriar’ sono alti arbusti la cui caratteristica principale è il fogliame che, in particolare dopo una pioggia, emana un delicato profumo di mela acerba. I fiori dell’originale R. rubiginosa sono solitari e di colore rosa o bianco. Un certo numero di ibridi furono prodotti nel 1890 da James Plaisted Wilde (1816- 1899), noto come ‘Lord Penzance’, con una vasta gamma di colori.

Gli ibridi di Tea

Nella seconda metà dell’800 apparvero gli ‘Ibridi di Tea’, un incrocio tra ‘Ibridi Perpetui’ ed una Rosa Tea, con habitus più compatto e qualità più affidabili rispetto alle rose della classe ‘Ibridi Perpetui’. La prima cultivar, ‘La France’, fu creata nel 1867. La National Rose Society della Gran Bretagna formalmente riconobbe questa classe nel 1893. Da allora questa resta la rosa più popolare sino ad oggi. La sua creazione ha segnato l’inizio di una nuova era: tutte le classi di rose esistenti prima del 1867 sono considerate ‘rose antiche’, quelle create dopo vengono chiamate ‘rose moderne’. Il portamento è eretto, il fiore individuale, dal bocciolo turbinato, si presta ad essere reciso, la gamma dei colori è quasi completa, manca soltanto il giallo, che si aggiungerà nel 1900 con la famosa ‘Soleil D’Or’. Gli ‘Ibridi di Tea’ temono un po’ i climi rigidi, sarà quindi opportuno riservargli angoli riparati e garantirgli protezioni adeguate nella stagione più fredda.

Le rose gialle

La maggior parte delle rose selvatiche ha fiori bianchi o rosa, il colore giallo è raro. Una specie selvatica di colore giallo intenso, Rosa foetida, era stata utilizzata per produrre un ibrido di Tea (‘Ma Capucine’) dall’ibridatore Levet nel 1871, ma la pianta era a debole crescita, il che aveva scoraggiato ulteriori tentativi. Tra il 1880 ed il 1890, allevatori di paesi diversi che lavoravano in maniera indipendente cercarono di ibridare Rosa foetida con altri ibridi per ottenere rose di colore giallo. Uno di loro, il francese Joseph Pernet-Ducher (1859–1928), presto noto come ‘il Mago di Lione’, dopo 13 anni di tentativi con Rose Tea, ‘Ibridi di Tea’ ed ‘Ibridi Perpetui’, produsse intorno al 1900 la rosa ‘Soleil d’Or’ un ibrido tra la cultivar a fiori rossi ‘Antoine Ducher’ (‘Ibrido Perpetuo’) e la cultivar ‘Persian Yellow’ di Rosa foetida, portata dalla Persia in Inghilterra da Sir Henry Willcock nel 1837. Questo incrocio introdusse una gamma di colori mai vista prima nelle rose moderne: oro, rame, salmone e albicocca. Queste rose formano un gruppo chiamato ‘Pernetiana’, anche se oggi sono spesso incluse tra le rose ‘Ibridi di Tea’.

Le rose ‘Multiflora’, ‘Polyantha’ e ‘Floribunda’ e gli ‘Ibridi di Moschata’

Gli ‘Ibridi di Tea’ resistono al freddo ma sono piuttosto delicati, avendo radici lunghe e sottili. Alla fine del XIX secolo, i vivaisti impararono che queste rose potrebbero crescere meglio se innestate sulle radici di Rosa multiflora. Le rose ‘Polyantha’ furono create nel tardo XIX secolo dal francese Jean Sisley, che incrociò Rosa multiflora con cultivar nane di Rose Cinesi. Il nome di questa classe deriva dal greco ‘poly’ (molti) e ‘anthos’ (fiore) ed in effetti queste rose producono una miriade di fiori piccoli (circa 2,5 cm di diametro), disposti in densi racemi, presenti dalla primavera all’autunno e letteralmente ricoprenti i rami, creando un forte impatto nel paesaggio.Le rose ‘Polyantha’ sono state sempre considerate come a bassa manutenzione per la loro resistenza alle malattie, e rimangono popolari ancor oggi anche per questo motivo.
L’ibridatore danese Svend Poulsen iniziò ad ibridare diverse rose del gruppo ‘Polyantha’ usando anche un’altra specie orientale, Rosa wichuraiana, che diede alla progenie la resistenza all’inverno, creando la classe delle rose ‘Floribunda’. La prima cultivar, ‘Rödhätte’, fu creata nel 1907. Le tipiche ‘Floribunda’ sono arbusti rigidi, più piccoli e più folti rispetto alla media dellle ‘Ibride di Tea’ ma meno densi e tentacolari rispetto alle ‘Polyantha’. Le ‘Floribunda’ hanno la vasta gamma di colori degli ‘Ibridi di Tea’ e spesso anche la caratteristica forma del bocciolo. Come suggerisce il nome, queste rose hanno un’abbondanza di fiori, lascito del genitore ‘Polyantha’, mentre dall’altro genitore, gli ‘Ibridi di Tea’, hanno ereditato l’altezza e gli steli lunghi.
Una varietà di ‘Centifolia’ la rosa ‘Moschata’ cominciò a diffondersi con una gamma unica di cultivar, gli ‘Ibridi di Moschata, largamente coltivati ancora oggi. Il principale autore fu il reverendo Joseph Hardwick Pemberton (da qui l’appellativo di ‘Rose del curato’) che nei prini decenni del ‘900 operò in particolare su due rose: ‘Aglaia’ e ‘Trier’, entrambe del tedesco Peter Lambert. Le rose di questo gruppo formano ampi e aggraziati cespugli che con i grandi corimbi di fiori creano effetti molto teatrali. Lunghe e ripetute le fioriture, molti i colori dei fiori che sono piccoli, medi e raramente anche grandi. I falsi frutti sono particolarmente decorativi. La caratteristica più evidente di queste rose sono le ghiandole che ricoprono densamente i sepali e che donano loro un gradevole odore muschiato.



Le rose ‘Climbers’ e ‘Ramblers’

La maggior parte delle rose ornamentali era a portamento arbustivo, ma alcune rose selvatiche hanno portamento rampicante, a volte quasi lianoso. Le rose ornamentali rampicanti o sarmentose hanno storie complesse e lignaggi spesso difficili da rintracciare. Molte derivano da specie orientali, come la cultivar ‘Crimson Rambler’, importata dal Giappone nel 1893, nata da Rosa wichuraiana e Rosa multiflora, altre discendono dalle rose del gruppo ‘Kordesii’, ibridi tra rose selvatiche ed ‘Ibridi di Tea’ creati nel 1952 dall’ibridatore tedesco Wilhelm Kordes II (1891-1976). Hanno rami flessuosi e lunghissimi, tanto da sembrar liane, e sono molto utili a nascondere qualsiasi elemento antiestetico in giardino. I numerosissimi fiori, con forti profumazioni, sono riuniti in corimbi. Si tratta di rose rustiche che richiedono bassa manutenzione e che oggi decorano comunemente le aree pubbliche ed i bordi delle strade in tutta Europa. Gli ibridi di R. moschata rampicanti furono creati nel 1920 da incroci tra ‘Noisettes’ e ibridi rampicanti delle rose del gruppo ‘Multiflora’, un gruppo di rose sarmentose non rifiorenti, originarie di Cina e Giappone. Il caratteristico portamento rampicante o sarmentoso viene espresso nei nomi inglesi delle rose con i termini ‘Climber’ (spesso abbreviato in ‘Cl.’) e ‘Rambler’ .

Le rose arancioni, le ‘Grandiflora’ le ‘Miniatura’ e le ‘Shrub’

Con l’avvento della seconda guerra mondiale, l’ibridazione di rose rallentò, soprattutto in Europa, ma riprese vigorosamente non appena finita la guerra. Nonostante il proliferare di forme e colori, mancavano ancora rose moderne con gamma di colori estesa dall’arancio puro al rosso-arancio. La Rosa Floribunda ‘Independence’, introdotta nel 1951, è stata la prima rosa moderna con fiori di color rosso-arancio, dovuto alla pelargonidina, un pigmento che dà anche ad alcuni gerani una caratteristica colorazione aranciata.
Nel 1954 fu creata una nuova classe di rose per ospitare la rosa ‘Queen Elizabeth’: la classe ‘Grandiflora’, incrocio tra ‘Ibridi di Tea’ con ‘Floribunda’, con fiori simili a quelle del primo parente, ma sistemati in densi grappoli come quelli delle ‘Floribunda’. Le rose ‘Grandiflora’ sono generalmente più grandi rispetto ai parenti ed hanno mantenuto una certa popolarità dagli anni ‘50 agli anni ‘80 circa, ma oggi sembrano essere molto meno popolari. Tutte le classi di vecchie rose hanno corrispondenti forme in miniatura. Come per le varietà di dimensioni standard, le vecchie rose da giardino in miniatura sono state incrociate con cultivar asiatiche per produrre rose rifiorenti di piccolissime dimensioni. I fiori sono disponibili in tutta la gamma degli ‘Ibridi di Tea’ e molte cultivar emulano anche il classico bocciolo di questi ultimi. Le rose ‘Miniatura’ sono spesso commercializzate come piante d’appartamento, ma va ricordato che esse in gran parte discendono da rose selvatiche delle regioni temperate, per cui richiedono un periodo annuale di dormienza in inverno per sopravvivere. Molti cataloghi di rose ornamentali utilizzano la categoria ‘Shrub’ o ‘Cespuglio’: non si tratta di una classe ben definita di rose, ma di un raggruppamento eterogeneo comprendente sia vecchie cultivar che rose moderne di difficile attribuzione ad una data classe. Tendono ad essere robuste e raccomandabili per l’uso in bordure miste o come arbusti di copertura.

Oggi ci sono più di trentamila cultivar di rose ornamentali (almeno undicimila sono Ibridi di Tea). Tuttavia, molte di loro, soprattutto le varietà più antiche, sono uscite dal mercato e riescono a sopravvivere solo in giardini privati. Il roseto di San Giovanni a Trieste ospita sia rose moderne che rose antiche, ed una sua visita è un’occasione importante per scoprire ed ammirare la bellezza che l’uomo ha saputo create a partire dalle semplici rose selvatiche presenti in natura.