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d'Italia salvo che in Emilia-Romagna e in Trentino-Alto Adige. Nell'area metropolitana di Roma la specie, presente
negli ambienti umidi, è comune ma più frequente nelle stazioni occidentali. Cresce in boschi umidi di latifoglie decidue
della fascia submediterranea, raramente anche nelle faggete, cerrete e sugherete, a volte al bordo degli stagni in
ambienti ombrosi, dal livello del mare a 1200 m circa. Il nome generico è un termine latino che significa 'asta, lancia,
freccia', per la forma delle foglie di alcune specie; il nome specifico si riferisce al frequente arrossamento di fusti e
foglie. Forma biologica: emicriptofita scaposa. Periodo di fioritura: giugno-agosto.
Ruscus aculeatus L.
- Il pungitopo è una specie a distribuzione mediterranea presente in tutte le regioni d'Italia.
Nell'area metropolitana di Roma la specie è comune sia all'interno, sia al di fuori del raccordo anulare. Cresce nella
macchia mediterranea e negli aspetti più caldi dei boschi di latifoglie decidue, su suoli limoso-argillosi profondi,
neutro-basici, al di sotto della fascia montana inferiore. Tutta la pianta è tossica da fresca, ma i getti giovani sono
commestibili previa cottura e vengono consumati come gli asparagi. Nella credenza popolare è considerata pianta
augurale; insieme all'agrifoglio è una delle piante tradizionali del Natale: la raccolta sconsiderata a fini commerciali ne
ha minacciato la presenza allo stato spontaneo. In alcune regioni, con i rami spinosi della pianta venivano protetti i
formaggi in stagionatura contro i morsi dei topi, da cui il nome italiano 'pungitopo'. Il nome del genere deriva dal greco
'rugchos' (becco, rostro), per i cladodi dalla punta aguzza che ricordano un becco d'uccello; il nome specifico ha lo
stesso significato. Forma biologica: geofita rizomatosa/ camefita fruticosa. Periodo di fioritura: febbraio-aprile,
settembre-ottobre.
Ruta chalepensis L.
- La ruta d'Aleppo è una specie a distribuzione mediterranea presente in Liguria e in tutte le
regioni dell'Italia centrale, meridionale e insulare. Nell'area metropolitana di Roma la specie è rarissima e limitata alle
stazioni periferiche orientali dentro e fuori del raccordo anulare. Cresce in ambienti rupestri, sui muri, nei prati aridi,
nelle garighe e nelle macchie aperte, di solito in siti soleggiati, anche in ambienti disturbati presso gli abitati, nella
fascia mediterranea. La pianta, un tempo considerata quasi come una panacea, è tossica per il contenuto in
furocumarine e rutarine e per gli alcaloidi chinolonici presenti nell'olio essenziale dall'odore sgradevole; assunta a dosi
eccessive provoca gravi disturbi, con esiti anche letali. Gli olii essenziali possono provocare reazioni fotoallergiche in
persone sensibili che hanno toccato la pianta in giorni assolati. Il nome generico deriva dal greco 'ryté' e questo da
'rýomai' (io curo, io preservo) in riferimento alle proprietà medicinali; il nome specifico si riferisce ad Aleppo, città
della Siria. Forma biologica: camefita suffruticosa. Periodo di fioritura: aprile-luglio.
Ruta graveolens L.
- La ruta comune è una specie dell'Europa sudorientale presente come pianta spontanea o
avventizia in tutte le regioni dell'Italia continentale salvo che in Valle d'Aosta. Nell'area metropolitana di Roma la
specie è rarissima e nota per una sola stazione del settore urbano. Cresce nei prati aridi, nei macereti e negli orli di
boschi termofili, in siti caldi e assolati, su suoli di solito calcarei, poco profondi e ricchi in scheletro, aridi d'estate, con
optimum al di sotto della fascia montana. La ruta è tossica per il contenuto in furocumarine e rutarine e per gli alcaloidi
chinolonici presenti nell'olio essenziale dall'odore sgradevole; assunta a dosi eccessive provoca gravi disturbi, con esiti
anche letali. Gli olii essenziali possono provocare reazioni fotoallergiche in persone sensibili che hanno toccato la
pianta in giorni assolati. Le foglie, con presunte proprietà digestive, sono però spesso utilizzate per aromatizzare la
grappa nelle regioni alpine. Il nome generico deriva dal greco 'ryté' e questo da 'rýomai' (io curo, io preservo) in
riferimento alle proprietà medicinali; il nome specifico, dal latino 'gravis' (pesante, forte) e 'olens' (odoroso) si riferisce
all'intenso e caratteristico odore della pianta. Forma biologica: camefita suffruticosa. Periodo di fioritura: maggio-
luglio.
Sagina apetala Ard. subsp. apetala
- La sagina senza petali è una pianta annua a distribuzione prevalentemente
mediterranea presente in quasi tutte le regioni d'Italia. Nell'area metropolitana di Roma la specie è molto comune in
tutto il territorio. Cresce in ambienti disturbati e negli incolti aridi, a volte nelle fessure dei lastricati, spesso in aree
urbanizzate, dal livello del mare alla fascia montana inferiore. Il nome generico, che in latino significa 'cibo che
ingrassa', fu mutuato da Linneo da Lobelius, che chiamava
'Saginae spergula'
l'odierna
Spergula arvensis
, poiché
questa pianta si coltivava nel Brabante come alimento per le mucche; il nome specifico si riferisce al fatto che i fiori
sono spesso privi di petali. Forma biologica: terofita scaposa. Periodo di fioritura: febbraio-giugno.
Sagina maritima Don
- La sagina marittima è una pianta annua a distribuzione stenomediterraneo-atlantica presente in
Liguria, in Emilia-Romagna e in tutte le regioni dell'Italia centrale, meridionale e insulare salvo che in Umbria.
Nell'area metropolitana di Roma la specie è rarissima, con una sola stazione sita nel litorale. Cresce in riva al mare
negli incolti, sui selciati, su sabbie e scogliere. Il nome generico, che in latino significa 'cibo che ingrassa', fu mutuato
da Linneo da Lobelius, che chiamava
'Saginae spergula'
l'odierna
Spergula arvensis
, poiché piante di questo genere si
coltivavano nel Brabante come alimento per le mucche; il nome specifico si riferisce all'habitat. Forma biologica.
terofta scaposa. Periodo di fioritura: febbraio-giugno.
Sagina procumbens L. subsp. procumbens
- La sagina sdraiata è una specie a distribuzione eurasiatico-
nordamericana oggi divenuta subcosmopolita, presente in tutte le regioni d'Italia. Nell'area metropolitana di Roma la
specie è rarissima e limitata a isolate stazioni della fascia litoranea. Cresce in vegetazioni pioniere e ruderali, lungo le
strade, nelle fessure dei selciati, nei coltivi, su suoli primitivi disturbati e spesso calpestati, ricchi in composti azotati e
aridi d'estate, dal livello del mare a 1500 m circa (al massimo fino a 2200 m). Il nome generico, che in latino significa
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