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Plantago major L. subsp. major
- La piantaggine maggiore è una specie a distribuzione originariamente eurosiberiana
oggi divenuta subcosmopolita, presente in tutte le regioni d'Italia. Nell'area metropolitana di Roma la specie è molto
comune in tutto il territorio. Cresce in vegetazioni erbacee seminaturali e soprattutto in ambienti ruderali calpestati,
soprattutto nelle fessure di lastricati e marciapiedi, ma anche al margine di campi di calcio e nelle aiuole, su suoli
limoso-argillosi abbastanza freschi in profondità e ricchi in composti azotati, dal livello del mare alla fascia montana
superiore. Per la presenza di aucubina la pianta è efficace contro le punture degli insetti e per la cura delle ferite; le
foglie giovani sono commestibili in insalata. Il nome generico deriva dal latino 'planta' (pianta dei piedi) e in effetti le
specie più comuni crescono in ambienti calpestati; il nome specifico si riferisce alle dimensioni delle foglie, che sono
maggiori di quelle di molte altre specie congeneri. Forma biologica: emicriptofita rosulata. Periodo di fioritura:
maggio-settembre.
Plantago weldenii Rchb.
- La piantaggine di Welden è una specie a distribuzione eurimediterranea presente in Liguria
e in tutte le regioni dell'Italia centrale, meridionale e insulare salvo che in Umbria. Nell'area metropolitana di Roma la
specie è rarissima e localizzata in due stazioni del litorale. Cresce generalmente lungo i litorali, su coste sabbiose o
rocciose, su suoli anche subsalsi. Il nome generico deriva dal latino 'planta' (pianta dei piedi): le specie più comuni
crescono in ambienti calpestati; la specie è dedicata al botanico Franz Ludwig von Welden (1782-1853). Forma
biologica: terofita scaposa/ emicriptofita bienne/ emicriptofita rosulata. Periodo di fioritura: marzo-ottobre.
Platanthera bifolia (L.) Rich.
- La platantera comune è una specie a vasta distribuzione eurasiatica presente in tutte le
regioni dell'Italia continentale. Nell'area metropolitana di Roma la specie è rarissima e localizzata in una sola stazione
periferica urbana. Cresce ai margini e nelle radure dei boschi di latifoglie decidue, su suoli limoso-argillosi piuttosto
poveri in composti azotati, da neutri a subacidi, alternativamente freschi e subaridi, dal livello del mare a 2000 m circa.
La specie è impollinata prevalentemente da farfalle notturne, il che spiega il lungo sperone e l'aspetto poco appariscente
dei fiori. Il nome generico, dal greco 'platys' (largo) ed 'antherôs' (antere) si riferisce alla forma allargata del pollinario,
quello specifico al fatto che spesso (ma non sempre) la pianta presenta due sole foglie. Forma biologica: geofita
bulbosa. Periodo di fioritura: maggio-giugno.
Platanus hispanica Mill. ex Münchh.
- Il platano spagnolo, o platano ibrido, sembra sia un ibrido, spontaneo e fertile,
tra individui coltivati di platano orientale (
Platanus orientalis
L.), originario dell'Europa sudorientale, e di platano
occidentale (
Platanus occidentalis
L.), originario del Nordamerica e introdotto in Europa a partire dal XVI secolo.
Alcuni autori ritengono però che sia una cultivar di
P. orientalis
. In Italia è stato ampiamente utilizzato nel giardino alla
francese e per ornare piazze e viali, dal livello del mare agli 800 m circa. Nell'area metropolitana di Roma la specie,
aliena naturalizzata, è frequente in prossimità dei viali cittadini e delle rive del Tevere. Si tratta infatti di un albero
longevo, frugale, adatto a vari tipi di terreno, resistente all'inquinamento e alle potature. A partire dagli anni '70 del
'900, una grave malattia fungina, il cancro colorato del platano, ha compromesso il patrimonio platanicolo delle città
italiane e la specie è ora meno utilizzata per scopi ornamentali. Il legno, con grana fine e colore dal rossiccio al bruno,
viene impiegato per lavori al tornio e impiallacciati. Il nome generico deriva dal greco 'platys' (largo), in riferimento
alla forma ampia delle foglie e della chioma; il nome specifico allude alla Spagna, dove questo ibrido è stato osservato
per la prima volta nel XVII secolo, in un luogo dove sia il platano europeo che quello americano erano stati piantati.
Forma biologica: fanerofita scaposa. Periodo di fioritura: aprile-giugno. Syn.:
Platanus hybrida
Brot.
Platanus orientalis L.
- Il platano orientale è un grande albero deciduo originario del Mediterraneo orientale e
dell'Asia occidentale, con areale esteso sino all'Afghanistan. In Italia è spontaneo in Sicilia e nell'Italia meridionale, dal
livello del mare a 600 m circa. Nell'area metropolitana di Roma la specie, aliena naturalizzata, è molto rara e localizzata
in due stazioni del centro urbano. Predilige terreni freschi e fertili, di origine alluvionale, ma è in grado di sopravvivere,
una volta stabilito, anche in terreni aridi. Tipicamente, in natura si trova in prossimità di corsi d'acqua. Il legname è
pesante, poco durevole e viene utilizzato per mobili, compensati e legna da ardere. La specie viene anche largamente
coltivata a scopo ornamentale in pachi e giardini, e nelle alberature stradali. Il nome generico deriva dal greco 'platys'
(largo), in riferimento alla forma ampia delle foglie e della chioma; il nome specifico si riferisce alla sua distribuzione
naturale nel bacino mediterraneo orientale. Forma biologica: fanerofita scaposa. Periodo di fioritura: aprile-giugno.
Platycladus orientalis (L.) Franco
- La tuja orientale è una specie endemica della Cina nordoccidentale dove vive in
aree con clima secco e freddo. Fu introdotta in Europa verso la metà del '700; è l'unica specie del genere
Platycladus
e
un tempo veniva inclusa nel genere
Thuja
. In Europa è ampiamente utilizzata a scopo ornamentale grazie alla rapida
crescita ed alla resistenza all'inquinamento, e ne sono state selezionate numerose cultivar; è presente come avventizia in
alcune regioni dell'Italia centro-settentrionale, dal livello del mare agli 800 m circa. Nell'area metropolitana di Roma la
specie, sfuggita alla coltivazione, è rarissima e casuale. In Oriente viene spesso chiamata 'albero della vita' per la sua
longevità e viene frequentemente piantata nei pressi dei templi; il legno viene utilizzato per costruzioni e bruciato a mo'
di incenso. Tutte le parti della pianta sono velenose a causa della presenza di thujone. Il vecchio nome generico (
Thuja
)
deriva dal greco 'thyon' (albero odoroso), facendo riferimento alla resina un tempo bruciata al posto dell'incenso per riti
religiosi. Il nuovo nome generico in greco significa 'a rami appiattiti'. Il nome specifico allude all'area d'origine della
pianta rispetto all'Europa, l'oriente. Forma biologica: fanerofita cespugliosa/ fanerofita scaposa. Periodo di fioritura:
marzo-aprile. Syn.:
Thuja orientalis
L.
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